La Collezione

Collezione Crespi

Uno dei nuclei più importanti del Museo Diocesano è costituito dalla collezione di fondi oro, quarantuno tavole provenienti dalla raccolta di Alberto Crespi, illustre giurista milanese. Nella scelta dei dipinti, tutti databili fra Trecento e Quattrocento, la predilezione di Crespi appare rivolta soprattutto all’ambito toscano, e a quello fiorentino in particolare, ma si apre anche ad ambiti culturali del tutto differenti, quali quello marchigiano, quello veneto e, seppur in misura ridotta, quello lombardo.

Si tratta di un importante esempio di collezionismo unitario, mirato a un tema specifico della storia dell’arte e della devozione quali sono i fondi oro. Può apparire insolito trovare in un museo milanese un nucleo di dipinti per la maggior parte di artisti di ambito toscano o comunque afferente all’Italia centrale: la collezione Crespi rende il Museo ancor più ricco (non esiste un museo milanese che possa vantare un’analoga collezione) e in essa va avvertito lo spirito colto del collezionismo lombardo, da sempre attento anche ad opere lontane dalla produzione artistica locale.

  • Michele di Matteo (documentato dal 1410 al 1469)
    Esequie di Santa Cecilia, tempera su tavola

  • Gherardo di Jacopo Neri
    detto Starnina (documentato dal 1387 al 1412)
    Madonna dell’Umiltà incoronata da due angeli, tempera su tavola

  • Taddeo di Bartolo (documentato dal 1386 al 1422)
    Madonna dell’Umiltà tra i Santi, tempera su tavola

  • Ambito di Paolo Veneziano (documentato dal 1333 al 1362)
    Ancona con Madonna con il Bambino Benedicente, tempera e oro su tavola

  • Miniatore toscano (fine XIV sec.)
    Iniziale G, tempera su pergamena

  • Bernardo Daddi (documentato dal 1320 ca. al 1348)
    Santa Cecilia, tempera su tavola

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il catalogo del museo

 
 

Il Museo Diocesano di Milano raccoglie un patrimonio ingente di opere dal IV al XXI secolo. giunte al museo sotto forma di lasciti, depositi o donazioni. Si tratta di dipinti, sculture, oggetti di oreficeria, disegni: indiscussi capolavori che documentano ampiamente gli esiti dell’arte lombarda sino ai nostri giorni, qui posti a testimonianza viva della ricca produzione artistica ambrosiana e del gusto collezionistico non solo arcivescovile, ma anche privato.

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