Museo

Storia
 

Storia del museo

Il Museo Diocesano di Milano, inaugurato dal cardinale Carlo Maria Martini nel 2001, è il punto di arrivo di auspici e di decisioni che hanno visto protagonisti alcune tra le maggiori figure di arcivescovi milanesi del Novecento.

Nel decimo anniversario di vita ricordiamo, insieme alla decisiva iniziativa del cardinal Martini, quella di Mons. Luigi Crivelli (1933-2007), interprete appassionato della volontà dell’arcivescovo, primo indimenticabile presidente della Fondazione Sant’Ambrogio, organismo di gestione del museo.

La prima idea per un Museo Diocesano risale al 1931, quando il beato Ildefonso Schuster, allora arcivescovo, incoraggia la nascita di un’istituzione dedicata a promuovere l’amore per l’arte e volta ad impedire la dispersione del cospicuo patrimonio artistico della Diocesi. Il suggerimento viene accolto solamente nel 1960 dal cardinale Montini che individua come sede del nuovo museo i chiostri di Sant’Eustorgio, luogo di storia e di preghiera fra i più significativi per la storia del cristianesimo ambrosiano, gravemente danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. E’ con la volontà del cardinale Martini, negli anni Ottanta, che è stato portato a termine il progetto per il nascituro museo, avviando la ricostruzione e il riadattamento dei chiostri, affidati allo studio Belgiojoso. Tra il 1989 e il 2001 sono stati eseguiti i lavori di risistemazione dell’edificio, per i tre corpi esistenti. Il restauro, messo a punto nei suoi criteri generali con la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali, si pone come conservativo in alcune aree e di ripristino delle condizioni originarie in altre. Il quarto lato del chiostro*, interamente distrutto dagli eventi bellici, è oggetto di un progetto di ricostruzione, a completamento del circuito museale.

Nel progetto di allestimento museografico si è tenuto conto della natura del museo che si sarebbe creato e del modo in cui l’edificio poteva ospitarlo, riuscendo a valorizzare le nuove funzioni senza perdere le caratteristiche originarie dell’architettura.

L’allestimento è stato affidato dal 1996 all’architetto Antonio Piva che, ispirandosi a concetti organizzativi e funzionali ampiamente verificati in tutto il mondo, ha affrontato i temi dell’accoglienza, dell’esposizione flessibile, della conservazione dei materiali, della sicurezza, del comfort e della comunicazione.

Storia dell’edificio

Il Museo Diocesano sorge nella cornice dei chiostri di Sant’Eustorgio, parte integrante di uno dei più antichi complessi monumentali di Milano, costituito dall’insieme unitario della basilica e del convento domenicano, fioriti nel corso dei secoli in un’area significativa per la storia del cristianesimo milanese.

Sulla piazza Sant’Eustorgio si trova ancora oggi il leggendario fonte in cui san Barnaba intorno alla metà del I secolo avrebbe battezzato i primi milanesi, dando inizio alla chiesa locale. La basilica è legata inoltre alla leggenda delle reliquie dei Magi, giunte dall’Oriente proprio con il vescovo Eustorgio, e al culto di san Pietro Martire, il domenicano vissuto nel convento intorno alla metà del XIII secolo, predicatore anticataro e feroce inquisitore.

Sant’Eustorgio è quindi un luogo di storia e di preghiera che incornicia perfettamente le radici del cristianesimo ambrosiano; è infatti, ancora oggi, il punto di partenza della processione d’insediamento del nuovo arcivescovo di Milano, che da qui raggiunge a piedi il Duomo.

Così come li vediamo oggi i due chiostri sono ciò che resta dell’antico convento domenicano che, protetto dalla famiglia Visconti, raggiunse il momento di massimo splendore nella prima metà del XV secolo. Il primo chiostro, contiguo alla basilica, è circondato su tre lati da un porticato con colonnine e deve la sua conformazione ad un intervento seicentesco. Il museo ha sede nel secondo chiostro, oggetto di gravi distruzioni belliche. La ristrutturazione consente di apprezzarne tre lati caratterizzati da un porticato con colonnine binate, la cui eleganza fa supporre l’intervento di importanti architetti lombardi come Carlo Buzzi o Francesco Maria Richini.