Santa Caterina d’Alessandria
Effigiata a mezzo busto e su fondo scuro, la Santa Caterina è immersa in un’atmosfera quasi sospesa tra sacro e profano: Legnanino, figura riassuntiva della pittura lombarda del Seicento, ormai aperta verso nuove ricerche, la raffigura come una principessa orientale. La ruota, simbolo del martirio, è in secondo piano, mentre l’attenzione dell’artista si concentra sulla descrizione delle eleganti vesti, dell’estroso copricapo a turbante e della preziosa spilla. La morbida resa dell’incarnato, il tipo di panneggio, il raffinato contrasto cromatico fra la veste e il mantello, l’attenta definizione della luce sono tratti caratteristici della produzione del pittore che rilegge la lezione di Correggio alla luce di una sensibilità ormai settecentesca. L’opera è riferibile all’ultimo decennio del Seicento ed è in deposito al Museo Diocesano da Collezione Intesa Sanpaolo.
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Scheda tecnica
- Autore:
- Stefano Maria Legnani, detto il Legnanino (Milano 1661-1713)
- Titolo:
- Santa Caterina d’Alessandria
- Data:
- 1690-1700 ca
- Materia tecnica:
- olio su tela
- Dimensioni:
- 160 × 130 cm
- Inventario:
- MD 2001.086.001
- Ubicazione
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Ubicazione: Opere della Diocesi, primo piano
L’asse portante della collezione del Museo è costituito dalle opere provenienti da numerose chiese del vasto territorio della Diocesi ambrosiana, un’area culturalmente e artisticamente molto ricca. L’apertura del Museo nel 2001 è stata preceduta da indagini e sopralluoghi nel territorio che hanno portato ad individuare in alcuni casi veri e propri tesori fino a quel momento non noti e ad avviare un’azione di recupero, restauro e valorizzazione del patrimonio artistico. Sono stati selezionati dipinti su tavola e su tela, sculture lignee e marmoree e oggetti di arredo liturgico, che non erano oggetto di devozione locale e che perlopiù presentavano problemi conservativi, e sono stati pertanto restaurati, o erano a rischio di furto. Le opere sono ordinate cronologicamente a partire dal piano terra e nel corridoio centrale al primo piano; alcune si trovano invece nell’Ipogeo. A questo nucleo, si affiancano altre opere che nel corso degli anni hanno incrementato la collezione permanente del Museo Diocesano tramite depositi, donazioni o lasciti testamentari.





