Santa Cecilia

Bernardo Daddi Santa Cecilia

La tavola faceva sicuramente parte di un polittico eseguito da Bernardo Daddi intorno al terzo decennio del Trecento per la cappella dei Santi Bartolomeo e Lorenzo della chiesa fiorentina di Santa Maria del Carmine. Racchiusa in una cornice moderna, la Santa Cecilia è rivolta verso destra, con un mantello grigio azzurro dai risvolti gialli che risaltano sulla veste rosa, mentre nella mano destra tiene la lunga e affusolata palma del martirio. All’immagine della santa, ritagliata sul fondo oro da un nitido disegno di contorno, l’artista conferisce un aspetto di raffinata eleganza: il volto dall’espressione gentile è delicatamente modellato e cinto da una ghirlanda di fiori rigogliosi di colore rosso e bianco. L’opera fa parte della Collezione Alberto Crespi, donata al Museo nel 2000.

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Scheda tecnica

Autore:
Bernardo Daddi (attivo a Firenze dal 1320 ca. al 1348)
Titolo:
Santa Cecilia
Data:
1320-1330 ca.
Materia tecnica:
Tempera su tavola
Dimensioni:
89, 5 × 49,5 (con cornice), 71 × 33,5 cm (superficie dipinta)
Inventario:
MD 2000.018.022
Ubicazione
Ubicazione: Collezione Fondi oro Alberto Crespi, primo piano

La collezione Fondi oro proviene dalla raccolta di Alberto Crespi (1923-2022), illustre giurista milanese e raffinato collezionista. Donata al Museo Diocesano nel 2000, ancora prima della sua inaugurazione del 2001, la raccolta riflette lo spirito colto del collezionismo lombardo, da sempre attento non solo alla produzione artistica locale, ma anche ad altre esperienze: le 41 tavole, eseguite tra Trecento e fine Quattrocento per lo più in ambito toscano, fiorentino in particolare e umbro, ma anche veneziano e in un solo caso lombardo, mettono in luce i momenti fondamentali dello sviluppo della pittura italiana. Si tratta talvolta di opere di piccole dimensioni destinate alla devozione privata, mentre altre conservano la cornice originale, oppure, nella maggior parte dei casi, sono elementi superstiti di importanti polittici destinati a altari di chiese o cappelle private. La sala, per esplicita volontà del donatore, è stata allestita dall’architetto Giovanni Quadrio Curzio.

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